È Bello parlare

Jacopo Silenzi

Liberamente ispirato a “Un Posto Pulito Illuminato Bene” di E. Hemingway

 

 

– Che le porto?
– Un brandy.
– Certo. Un brandy. Ripeté il cameriere allontanandosi. Un brandy.
Poggiò il bicchiere sul tavolino del vecchio. Il vecchio si portò il bicchiere alle labbra, era il solito. Era buono.
Le tovaglie svolazzavano composte nelle consuete danze serali. E il vecchio pareva assecondarle, con un impercettibile movimento del busto.
– È… È una bella serata, sbaglio?
Il vecchio rischiò di sbrodolare del liquore, leccandosi le labbra giusto in tempo.
– Certo, che stupido.
Un lampione asserì con un’intermittenza discreta.
– In fondo un po’ la invidio. In fondo, ma nemmeno troppo. Voglio dire, la gente si riempie la bocca di scemenze, continuamente. Finisce per riempircene le orecchie, a tutti noi. A tutti noi meno che a lei.
Il vecchio si era imbambolato. Fissava il bicchiere come se non riuscisse a capacitarsi di averlo vuotato.
– Sa, non so se lei rappresenta un qualche tipo di eccezione, ma se così non fosse, se così non fosse, beh, i sordi sono proprio sottovalutati. Come categoria, intendo. Lei è un buon ascoltatore. Lei… Lei sa quando non è il caso di rispondere.
– …
– Lei… È bello, parlare con lei. Ecco tutto.
Il vecchio reclamava dell’altro brandy, il cameriere non se ne accorse. Se anche se ne fosse
accorto avrebbe ignorato la richiesta.
– Mutismo selettivo. È una ventina d’anni che mi dico che sì, dovrei provare. Bisogna
mettere le toppe, mi spiego? Ha presente il detto a domanda stupida risposta idiota? Ecco, non so lei ma… Beh, io percepisco la stupidità a tal punto che per quanto ne so non c’è proprio più nessuna domanda a cui rispondere.
Il vecchio avanzò la sua richiesta ancora una volta, poi si lasciò scivolare sullo schienale. Poi si abbandonò alla rassegnazione.
– Lei ha eliminato il problema alla radice, tzack! E a volte un taglio netto è proprio quello che ci vuole. In più il discorso non si limita mica alle domande, e è una gran cosa. Mettiamo che io le stia dando noia con le mie chiacchiere, che lei non condivida una sola delle parole che dico. Beh, non posso darle né noia né altro e si fidi, si fidi se le dico che questa è proprio una gran cosa. Ed è ammirevole che nonostante tutto lei se ne vada comunque in cerca di un posto tranquillo in cui sbevazzare, questo… Questo ribadisce il concetto. Non solo non v’è cosa al mondo in grado di darle noia e via dicendo, lei se ne sta pure alla larga, da ogni cosa potenzialmente in grado di darle noia e via dicendo. Perché non si sa mai. Lei sì che ci ha capito qualcosa. O qualcuno al posto suo.
Il vecchio inclinò il bicchiere vuoto, facendoselo rotolare giù dal palmo. Il bicchiere attraversò il tavolino e cadde. E si ruppe. E il cameriere quasi non se ne accorse.
– Che poi deve essere bello. Deve essere bello sentirsi scorrere dentro un pensiero nella sua forma più pura. Senza che venga intaccato da nient’altro. Sentirsi scorrere dentro un pensiero che non suonerà mai diverso da quel pensiero, che si avvolgerà su di sé fino a diventare perfetto forse, curandosi solo di se stesso. Deve essere il massimo esempio di coerenza. O se non il massimo, qualcosa che ci si avvicina parecchio.
Il vecchio aveva spostato la sua attenzione sui cocci del bicchiere. Riflettevano la luce lunare, i cocci, sfigurandola in proiezioni approssimative. Parevano essersi staccati dalla luna, magari da un qualsiasi altro satellite. Lì per lì grossi come un albero magari, o come un lampione.
Il cameriere tradì un debole sorriso. Il vecchio se ne era andato, lasciando sul tavolino quanto doveva. Le banconote nella brezza leggera erano tutte un frusciare. Il cameriere le afferrò al volo, prima che iniziassero a librarsi nell’aria.