Coincidenze

Giovanna Stanzione

Ah, anche tu qui. Che coincidenza! No, vedi, è sicuro che si possa definire una coincidenza il nostro incontro. Noi, entrambi, siamo coincidenze. Siamo stati un accadere simultaneo di fatti fortuiti che per una percentuale spaventosamente irrisoria di probabilità ha portato a noi. No, ascoltami un attimo. Ascolta. Il nostro incontro è una collisione di coincidenze, una batteria di fuochi d’artificio di coincidenze. Cioè tra tutti questi fatti sparati in aria dal caso, bam!, si sono scontrati quelli che hanno portato all’incontro dei nostri genitori. Dei tuoi e dei miei. Quindi raddoppia le dosi. Bam! I miei si vedono, si squadrano, magari nella pausa sigaretta, fuori dal bar, lui cameriere, lei in attesa del tizio con cui deve entrare nel bar per un colloquio di lavoro, è una scenografa teatrale. Ecco, in una giornata lavorativa di, mettiamo, undici ore, che fanno 660 minuti, distribuiamo tre pause da quindici minuti, oppure quattro pause da 10, che fa una pausa ogni 205 minuti, oppure una pausa ogni 155. Lei, agitata, con i tasselli di legno colorato che spuntano da una busta di stoffa, è arrivata lì con dieci minuti di anticipo, mentre il tizio ha avvertito che sarà lì con cinque minuti di ritardo perché il traffico in tangenziale è intasato per qualche altro incommensurabile fatto fortuito accaduto proprio quel giorno. Ecco, vedi, è già un miracolo che i miei da giovani siano lì, faccia a faccia, fuori dal predetto bar con a disposizione, ma non lo sanno, solo dieci, massimo quindici, minuti di tempo, per iniziare un destino: un fuoco di fila di scintille di fatti che si riprodurranno ininterrottamente dal primo “che cos’hai lì nella busta” partito da mio padre, al momento in cui, per una fortuita connessione elettrica tra neuroni, lei si avvicina a lui, lui si avvicina a lei, lei mette una mano dietro il collo di lui, lui mette una mano sulla curva della schiena di lei e le loro labbra si toccano, fino al molto meno fortuito incontro del pene di mio padre con la vagina di mia madre e all’alquanto fortuito metodo di contraccezione del coito interrotto, dove sfugge una goccia. In quella goccia viaggiano milioni di spermatozoi tra cui il mio. Fanno una gara di velocità e resistenza e, per una serie di fenomeni naturali che abbattono tutti gli altri, il mio alla fine vince per abbandono. Nel frattempo la congerie di eventi naturali e fisiologici femminili che hanno fatto di mia madre una donna fertile, ha prodotto un ovulo, un unico tondo liscio perfetto ovulo, che è il mio. Avviene l’incontro. La coincidenza – questa volta nell’accezione del trasporto pubblico dell’arrivo di un mezzo e della partenza di un altro – e, bam!, l’evento me è in cantiere. Sono un work in progress di decisioni e azioni genitoriali che vanno dal mancato aborto alla capacità di farmi uscire di fuori, senza che niente delle infinite cose che potrebbero troncare la catena di eventi della mia nascita vada storto. E poi, con la dose di polvere pirica di possibilità di cui è stata dotata la mia nuova vita, ho iniziato a sparare in aria la mia batteria di accadimenti fortuiti e coincidenze, che, aiutati da una notevole quantità di scelte sbagliate nella mia vita adulta, mi hanno portato a essere qui, in questo momento, alla fermata dell’autobus, a due passi, cioè poco meno di 150 centimetri, da te. Evito di dirti quanto sia altrettanto incredibile e poco probabile che tu esista e, per la stessa strada, fatta di rare ma realizzate possibilità, tu sia arrivata fino a qui sui cadaveri degli infiniti miliardi di potenzialità che, in questo istante, avrebbero potuto portarti in qualsiasi altro posto di questo mondo materiale e anche non materiale. Ma capisci che essere qui, a pochi centimetri l’uno dall’altra, non è affatto scontato. Ѐ un evento unico, mirabile, incredibile a cui hanno contribuito tutti i fenomeni fisici e naturali dell’universo mondo. Allora, se ti dico “che coincidenza! Anche tu qui”, non mi puoi rispondere “in che senso coincidenza? Non ci conosciamo.” Perché è proprio questo il punto, siamo al momento in cui tutto l’intero universo di accadimenti casuali ha cospirato millenni per produrre questo piccolo incontro di fatti fortuiti che siamo noi, oggi, qui, a due passi l’uno dall’altra. Quindi, vuoi davvero sprecare tutto questo e non darmi il tuo numero?

Giovanna Stanzione