Catene di carta pesta

Giovanna Gagliardi

“Secondo il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, i principali sintomi che caratterizzano la sindrome maniacale sono: senso di grandiosità ed euforia, accresciuta autostima, ridotto bisogno di sonno, eloquio rapido, fuga delle idee, distraibilità, bruschi cambiamenti di pensiero, agitazione psicomotoria, partecipazione ad attività multiple e dannose per l’incolumità del soggetto, quali spese eccessive, promiscuità sessuale, investimenti spropositati.”

Il tiptap delle dita sulla tastiera era svogliato. Dopo essere passate dal manuale alle mie labbra, le parole si componevano sullo schermo come macigni dolenti, schiacciati dall’afa estiva che riempiva l’aria della sera. Scrivere del disturbo maniacale mi aveva resa smaniosa, mi sembrava di sentire le idee scapparmi dalla testa, l’insonnia appiccicata alle palpebre, i piedi irrequieti sotto la scrivania dentro alle infradito sudate. È così difficile perdere il controllo? Se adesso mi lasciassi andare a questo respiro mozzato che mi rompe il petto, i pensieri mi sfuggirebbero a tambur battente e in un baleno potrei non riconoscermi più. Così mi dicevo in quella sera calda da crepare i muri delle case, ancora vibrante del sole che scalcia i crani dei passanti e nessuno si difende, finché capita che uno si ammattisce.

Ero appena all’inizio. Il disturbo maniacale si alternava all’episodio depressivo. Mi avrebbero fatto compagnia tutta la notte se lo avessi voluto, pagine e pagine da leggere senza farti graffiare da sintomi pungenti come uncini e poi inverti le parole, usa sinonimi giusti, non scordare le note a piè di pagina. Era lungo e noioso. Mi pesava sul petto.

Fu in quel momento che mi chiesi cosa stessi facendo, Cosa sto facendo? dissi a voce alta. Scrivo un lavoro non mio, mi verranno corrisposti quindici euro a pagina per riempire lo schermo di parole che mi danno la nausea. Nella barra delle applicazioni, intanto, Crome mi strizzava l’occhio, sapevo che se avessi cliccato sull’icona, sarei finita lontano, oltre Treccani sinonimi e contrari, nel luogo che avrebbe forse ridato un senso alla bussola, caduta ai miei piedi da tempo. Mi risolsi a gettare uno sguardo e l’euforia mi prese a pizzicare la pancia, Vieni, mi diceva, rischia tutto e vieni, non so se potrai rifarlo. Aprii un’altra pagina di Crome, controllai qualche data, sfilai la carta di debito dal portafogli, infine prenotai un treno con la testa vuota. Fuga di idee, ripetei nella mia mente.

Non so se in quel momento avessi scelto di andare, ma certo uno spiraglio mi si era aperto nella pelle, ci entrava la luce e cadevano le scaglie indurite entro cui si annida il tempo vecchio che non vuole passare.

Erano le due, nell’afa silenziosa della notte il telefono vibrava. È lui che chiama, lui, che mi ricorda a fine corsa e non importa se sono in panne, sta per andare a dormire, Buonanotte allora, a domani. Domani saprà tutto.

Il girono arrivò e il sole a mollar sferzate sulle strade, sulle auto, sui passanti. Avevo il mio biglietto in tasca e il manuale di psicologia chiuso nello zaino, sigillato, non volevo più riaprirlo. Quando lo incontrai, mi sembrò di non averlo mai davvero conosciuto. Parto, dissi, la voce tremante. Senza rendermene conto, la notte prima avevo iniziato a correre e lui era già indietro, immobile, in panne. Ti verrò a trovare, mi disse, Non voglio. Tra qualche mese saremo sconosciuti, ricorderemo con tono ilare le volte che ci siamo scaldati per due briciole di incomprensione, la tempesta di nei sulla tua pelle a cui mi ero abituata e che posso tornare a canzonare, le impronte dei nostri piedi sul pavimento freddo nella casa che non abiteremo mai. O forse non ricorderemo niente.

“Secondo il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, per non cadere vittima di disturbi mentali, scegli, rischia anche se credi di non poter rischiare e saluta le catene di carta pesta che ti tengono inchiodato dove resistere non si può.”