Una nuova estetica

Clarissa Ciano

Diffidate da chi vi dice che non guarda l’aspetto fisico in una persona.

Non credete ai sapiosessuali, agli amanti delle connessioni intellettuali e ai radical chic che vi abbordano citando Kant. L’aspetto conta: è la prima cosa che vediamo nella persona che sta davanti a noi in fila. Notiamo il ragazzo con i capelli afro e gli occhi penetranti, la ragazza bionda con le labbra a cuore e notiamo addirittura la figura longilinea del levriero che abita accanto al nostro appartamento.

I nostri occhi cercano l’estetica; scansionano il mondo secondo vari canoni di bellezza. Ma adesso è tutto cambiato.

Quando usciamo incontriamo personaggi mistici, simili alle raffigurazioni degli amici di Zerocalcare. Vediamo figure tutte bardate che scoprono solo polsi e caviglie; non possiamo più perderci negli occhi di qualcuno mentre siamo sul pullman, non possiamo più fantasticare sulle labbra carnose della barista. Ci rimane solo il levriero della porta accanto.

Non riusciamo neanche più a riconoscere un vero hipster dalla folta barba, perché i parrucchieri riapriranno a giugno e la quarantena ha lasciato, quasi, gli stessi segni su tutti noi.

Il dramma più grande riguarda noi miopi: sfigurati da occhiali perennemente appannati dal nostro respiro che elude i confini della mascherina. Ma soprattutto non potremo più vivere i nostri colpi di fulmine lampo nel tragitto casa-lavoro o università-bar perché il distanziamento sociale si è fuso con le nostre diottrie, trasformando il mondo in un quadro di Monet.