La grande onda

Clarissa Ciano

La rivoluzione digitale si trasforma in mobilitazione sociale

L’acqua è incolore, inodore e informe. È l’elemento indispensabile per la vita: costituisce il 60–65% del corpo umano e ricopre circa il 70% della superficie terrestre. L’acqua è potenza ed energia grazie alla sua capacità di creare nuovi percorsi e non arrestarsi davanti a nessun ostacolo. Le onde continuano a infrangersi contro gli scogli, le barriere e anche davanti all’ostilità umana. Il movimento dell’acqua non è sinonimo di distruzione: è l’inizio di un cambiamento.

La rivoluzione digitale è stata un’onda che ha travolto prima i Millennial, nati tra il 1981 e il 1995, e poi ha cullato la Generazione Z, i nati dopo il 1995. Questa grande onda ha spinto le nuove generazioni a interrogarsi sulla società in cui vivono, e quando non si sono sentite rispecchiate, gli ha fornito strumenti per alimentare una potente mobilitazione sociale.

Bubble Up

Patrisse Cullors, Alicia Garza e Opal Tometi sono le tre Millennial che hanno fondato il movimento Black Lives Matter. Nel 2013 Alicia Garza ha postato su Facebook lo stato:

Black people. I love you. I love us. Our lives matter, Black Lives Matter.

in risposta all’assoluzione di George Zimmerman accusato dell’omicidio di Trayvon Martin. Il post ha trovato solidarietà nella rete grazie a Patrisse Cullors che lo ha trasformato nell’hashtag #BlackLivesMatter. Il post e l’hashtag non bastavano a esprimere la delusione di un’intera comunità, così Opal Tometi ha creato il sito che ha contribuito a far nascere uno dei più grandi movimenti americani.

BLM è un movimento per i diritti umani che non ha un unico leader; è una comunità di persone che si organizza in vari gruppi e singol issue portando avanti i propri ideali. La solitudine del leader non trova spazio nella coralità del progetto, che ha utilizzato i social per informare e sensibilizzare su specifici argomenti. Si è sempre pensato che la giustizia agisse dal basso verso l’alto, ma come sostiene Alicia Garza il movimento è effervescente: si creano bolle che si disperdono solo verso l’alto – bubble up.

La rabbia non si è esaurita tra tweet infuocati e post incandescenti, si è trasformata in delusione che, come un corso d’acqua, ha inondato non solo il mondo digitale ma anche quello reale.

Be water

Un’altra grande onda si è infranta su Hong Kong che dal 2014 ha preso posizione nei confronti del controllo cinese. Le nuove generazioni -e non solo- sono scese in piazza prima con la rivoluzione degli ombrelli nel 2014, e poi negli anni successivi si sono riversate in tutte le principali strade; creando il loro percorso come una cascata inarrestabile.

Anche il movimento di proteste di Hong Kong non ha un unico capo, ci sono esponenti noti come i GenZ Joshua Wong e Agnes Chow o come il Millennial Nathan Law. Sono una rete fluida di persone senza gerarchie e strutture verticali che comunicano grazie alle nuove tecnologie. Si scambiano informazioni attraverso i social: Twitter, Telegram, Reddit e LIHKG. Usano AirDrop e sistemi di messaggistica crittografata per non essere intercettati, e hanno anche sviluppato un’app per segnalare la presenza della polizia durante gli scontri. I manifestanti si dissolvono nelle strade al grido di Be water, citazione presa in prestito dal maestro di arti marziali Bruce Lee. All’arrivo delle forze dell’ordine i giovani si spostano come la bassa marea che si ritira.

L’onda d’urto scatenata dalle proteste del porto profumato ha ispirato i giovani di tutto il mondo, che non si riconoscono in determinate architetture sociali e così scelgono di percorrere nuove strade.

Water games

La Thailandia è stata sommersa da proteste che chiedono maggiore democrazia e il ridimensionamento del potere monarchico e militare. I manifestanti, molti giovani appartenenti alla Generazione Z, non si sentono rappresentati dal governo che ha preso il potere dopo il colpo di Stato del 2014. Il dissenso ha iniziato a farsi sentire dopo l’abolizione del Future Forward Party, il partito di opposizione che promuoveva un minor potere militare e un programma per migliorare la condizione socio-economica del Paese. La protesta è nata nelle università, in cui sono stati diffusi hashtag su TikTok e Twitter che giocano sui motti delle scuole e il dissenso dei manifestanti.

Anche in questo caso i social sono diventati un mezzo di protesta che corre controcorrente nella rete e riesce a raggiungere migliaia di utenti. L’onda thailandese si è colorata anche di affluenti pop come l’appellativo rivolto al re Maha Vajralongkorn chiamato He Who Must Not Be Named, preso in prestito dalla saga di Harry Potter, e il saluto a tre dita ispirato alla trilogia di Hunger Games.

Nella Thailandia moderna stiamo assistendo ai Water Games. Onde di dissenso che lambiscono i giovani studenti che chiedono a gran voce di abbattere la legge di Lesa maestà come Parit Chiwarak e Panusaya Sithijirawattanakul, entrambi attivisti nati nel 1998 che, nonostante la giovane età, sfidano un Paese rimasto immobile negli anni.

Queste sono solo alcune delle onde che si stanno infrangendo sulle architetture sociali ormai vecchie e superate, innaffiando la terra per far germogliare le generazioni future. Il motore di questi dissensi nasce dalla delusione e non dalla rabbia. La rabbia brucia e si esaurisce dietro una tastiera; la delusione si insinua, scorre e abbatte gli ostacoli come un’onda anomala. La grande onda è il simbolo del cambiamento, della mobilitazione e della voglia di mettere in discussione ciò che fino a qualche tempo fa sembrava immutabile.

Tutto scorre, anche in un momento di profonda crisi come questo, con la speranza e il desiderio che il terreno torni fertile e rigoglioso per far crescere una società più inclusiva e dinamica.