Nicolò Fagone La Zita - Tutti i contenuti

  •   E’ una vergogna. E la mia onnipotenza è completamente inutile. Maledetti. Posso solamente creare. Se non fosse stato per quel tale, Gesù, mi sarebbe spettata la gloria eterna. Gloria eterna! Templi, dipinti, poesie e leggende si sarebbero narrate sulle mie gesta. E invece no. Dio, Buddha, Allah, persino la Luna e il Sole sono stati adorati nei tempi antichi. Io ho creato le galassie, i pianeti, il cielo, la vita, miliardi di esseri viventi. Non un grazie. Una preghiera. Una pacca sulle spalle. Niente. Le mie origini? Sconosciute. Sembianze? Esattamente le vostre, solo infinitamente più spropositate. Non posso comunicare con voi, un mio semplice sussurro scatenerebbe tornado e terremoti, non mi pare il caso. Vorrei sapere chi mi ha fatto questo, chi è il mio dio. Mi sono svegliato miliardi di anni fa nel nulla cosmico, e la realtà era una semplice distesa oscura. Nei miei primi istanti di vita le verità che voi ricercate mi si sono subito palesate davanti. Eppure condividiamo un interrogativo: neanche io so chi mi ha creato, da cosa derivo, chi sono. E’ frustrante. Incarno l’origine di ogni cosa, eppure mi sfugge il quesito più essenziale. Fanculo. Non posso neanche bestemmiare, o condividere questi tormenti con qualcuno. Ho provato ad affiancarmi una compagna, ma è come se voi creaste un robot per farci sesso. Una finzione, frustrante peraltro. Può bastare per due o tremila anni, non di più. Così ho iniziato a creare il mondo, per passatempo. Non per amore o bontà, la noia è stata il mio motore propulsivo. La verità è molto più scontata delle vostre cervellotiche teorie. Comunque divertenti, siete la mia serie tv preferita. Ma dopo qualche migliaio di anni anche voi mi avete stancato. Come gli altri settemila pianeti che ho creato. Ad un certo punto le dinamiche si ripetono, ciclicamente. Non invecchio, non mi diverto, non dormo. Sono esausto. Sto pensando al suicidio, ma non sono sicuro di poter morire. E non conosco le conseguenze del mio gesto. L’immortalità è sopravvalutata. Vi invidio. Ho riversato nelle mie creazioni ogni fantasia, perversione, desiderio. Non penso di aver fatto male. Ciò di cui voi umani vi lamentate, è tutta farina del vostro sacco. Chi l’avrebbe detto che quel pizzico di follia, competitività ed egoismo che ho aggiunto alla fine, avrebbe causato le sofferenze del vostro mondo. Non potevo crearvi perfetti, non ci sarebbe stato alcun gusto. E neanche eterni. Lo so, vi pare una beffa. Per questo vi siete inventati paradiso, inferno, reincarnazione. Siete fantastici. Mi dispiace ma quando chiuderete le palpebre per l’ultima volta così sarà. Non le riaprirete più. Vi ho fatto un piacere, l’eternità vi avrebbe mandato ai pazzi. E come avrei risolto il problema del sovrappopolamento nell’aldilà? Sono geniale ma fino a un certo punto. Ad ogni modo, ho creato una pistola, grande più o meno quanto la vostra Europa, per farla finita. Sento l’adrenalina nelle vene, nuovamente. Erano secoli che non accadeva. La mano trema, i dubbi mi invadono, che bellezza. Quando avrò premuto il grilletto, non so che ne sarà di voi. Sinceramente non mi interessa. Come detto prima, mi avete sempre snobbato per altre divinità inesistenti. Siete limitati è vero, ma credere alla storiella di Gesù, nient’altro che un mago come tanti, è un insulto all’intelligenza che vi ho donato. Una volta sono riuscito con un microscopio laser a formare dei cerchi nel grano, per suggerirvi il mio nome, O. Il Grande O. Simbolo di infinitezza e grandiosità. E voi? Alieni. Ma andate a fanculo. Certo che esistono altre forme di vita, ma non possiedono un intelletto più avanzato del vostro. Non potrebbero mai avvicinarvi. Così ho pensato di inviare sulla Terra dei dischi volanti contenenti tutte le verità a me conosciute. Niente. Gli americani hanno abbattuto le mie brillanti creazioni prima che potessero poggiarsi al suolo. Bravi. Veramente bravi. Illuminati. Per poi creare l’Area 51 con dei rottami racimolati qua e là. Basta, ho deciso, la faccio finita. Ringrazio Nessuno, che mi è sempre stato accanto anche nei momenti più bui, Ispis, la mia prima compagna artificiale e Niente, che nonostante… BANG!   Mi ritrovai a percorrere una strada angusta, ardente e tenebrosa. Le mie dimensioni si erano notevolmente ridotte e la mia volontà non sortiva più alcun effetto. Il suolo era composto da una melma sudicia, dall’odore pestilenziale. Un dolore lancinante mi penetrava l’organismo. Riuscii a fatica a varcare la soglia di un’imponente cancellata di nere pietre appuntite. Solo un lubrico ponte attorniato da alte fiamme roventi mi separava dall’inconcepibile scena. Dinnanzi a me le mostruose forme di Lucifero rimanevano estasiate alla vista della mia disperazione. Ma quel che mi sconvolse fu osservare Dio, Allah e Buddha lì, tumefatti, prostrati ai suoi piedi. Terminato un sorriso raccapricciante prese a parlare: Ti aspettavo, piccolo e misero O. Hai fallito, così come i tuoi predecessori. In questo momento i miei demoni sono intenti a dilaniare tutto ciò che la tua indegna mente ha partorito. Benvenuto nel mio regno, l’Inferno, il luogo più adatto ad un suicida come te. Ora sei parte della mia collezione più pregiata. Osserva i tuoi antenati, incarnano il passato ed il futuro che ti attende. Anche loro hanno scelto la via del suicidio, per le tue stesse ragioni. Siete così prevedibili, voi dei. Era da tempo che ti sussurravo all’orecchio, O. Già quando mettesti quella goccia di follia in più per creare l’uomo, rammenti? Sono fiero di te, O. Miliardi di vite spezzate compongono ora immense file ai varchi dei miei cancelli. Una nuova alba attende l’Universo. Chissà quale sarà la scelta di El, stavolta. Designerà un nuovo erede o sfinito consegnerà infine a me le chiavi dell’esistenza?