Ilenia Sannicoló Papadopoli College Brand New 2016-2018

Appassionata di interazioni come Erving Goffman, si lascia entusiasmare dalle persone come se fossero una piece teatrale. Le storie che la emozionano non si trovano sul palco ma nel retroscena.
Dopo gli studi in sociologia si è avvicinata alla comunicazione aziendale e al marketing territoriale. Ama follemente la sua terra, le escursioni in alta quota, lo studio e la raccolta di funghi.

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  •   Sono bravo a lavorare in team, ho capacità di analisi, ho qualità di public speaking, sono una persona empatica... purtroppo anche se queste affermazioni sono vere hanno perso di valore, non solo perché tutti le scrivono ma anche perché non c’è un modo immediato per capire se la persona che si descrive abbia effettivamente affinato queste capacità. In sostanza le soft skills sono difficili da classificare. A differenza di quelle che oggi vengono definite hard skills, le nostre capacità tecniche che possono essere valutate con un semplice test. Dal nostro livello d'inglese a come usiamo photoshop e quante lauree abbiamo. Queste ultime sono le qualifiche che fungono da base per farci spazio nel mondo del lavoro. Oggi però non sono più sufficienti. In un mondo sempre più competitivo, in cui si perde il senso del valore delle persone, le competenze trasversali sono e diventeranno nel tempo sempre più centrali sia per i candidati che per la competitività delle imprese. Sono state state fatte moltissime ricerche sulle soft skills, come ad esempio The Future of Jobs fatta dal World Economic Forum. Ovviamente si tratta sempre di coniugare le capacità tecniche con le qualità trasversali. Richard Florida, professore e teorico degli studi urbani e scrittore del libro 'la classe creativa', ha ben chiaro cosa ci aspetta negli anni a venire. Stiamo vivendo un momento di grande cambiamento: non solo le nuove tecnologie andranno a sostituire in 40 anni di tempo molti lavori, ma anche alla crescita propulsiva e sempre più evidente dell'ambito creativo sarà protagonista di questa trasformazione. Cosa c'entra la creatività? Tutto. Oggi la creatività è il mondo in cui viviamo e lavoriamo, è multidimensionale. Il processo creativo oggi è sociale, condiviso e comunicato. Siamo homo economicus ma anche homo creativus. Questo sottintende che: ogni essere umano è creativo ed ha del valore da trasmettere. La creatività è una risorsa senza limite, che ci distingue dalle macchine. Questa è alla base del nostro sviluppo economico e personale, è la chiave per coltivare talenti ed esprimere valore. In questo periodo storico più che mai è diventata la fonte del nostro vantaggio competitivo. Se sappiamo raccontarci, sappiamo come valorizzare le nostre qualità, siamo creativi e comunicativi nel farlo si apre un mondo. Oggi quando mandiamo un curriculum non usiamo la nostra voce, non raccontiamo la nostra storia, diamo informazioni, punto. Come elimino le parole scritte? come comunico con il diretto interessato in maniera immediata ed efficace? come trasmetto il mio valore? come racconto la mia storia? CreativeVoice parte dal presupposto che tutti siamo creativi e che tutti abbiamo una Voce per raccontarci oltre i vecchi format che lasciano davvero poche libertà. CV è un video curriculum emotivo, imparare ad usare questo potentissimo mezzo, non solo ci aiuterà a raccontare noi stessi in una maniera nuova ma giungerà come messaggio chiaro ed efficace alle persone che ci stavano cercando.  Come funziona? CreativeVoice è strutturato su diversi livelli, il primo livello è quello di consultazione per l'utente che potrà accedere ad alcune informazioni generali e farsi un'idea iniziale. Il secondo livello è la possibilità dell'utente di iscriversi alla piattaforma e di accedere alla sua area riservata e seguire alcuni tutorial per la creazione del suo video CV. Il terzo livello è la registrazione al sito su invito di aziende o società per una specifica posizione. Il quarto livello è l'area Admin delle aziende o società che lanciano chiamate ed inviti per le posizioni aperte. L'utente dopo che si sarà iscritto avrà a disposizione 20 domande dalle quali potrà ispirarsi per registrare il suo video.Per CreativeVoice è molto importante lasciare totale libertà all'utente, alle sue risposte e alla sua ispirazione creativa. Le domande aiuteranno il candidato a raccontarsi. Perché il video? Il video è  un linguaggio immediato ed estremamente utile sia per trasmettere il proprio valore che dall'altra parte per la selezione dei profili, semplificando in maniera la scelta dei candidati per una posizione lavorativa.  Molto spesso i curricula cartacei (formato europeo per esempio) sono molto simili tra loro, ma i racconti video invece, saranno tutti diversi. Questo è in sostanza il video curriculum emotivo. Esperienze di stage, di lavoro, di formazione, ma tra una riga e l'altra cosa c'è?  Ci sono le esperienze di vita, professionale e non che hanno formato la persona. Momenti di successo e di insuccesso, di rivoluzione personale e di piccoli cambiamenti. Tutte sono fondamentali nel racconto di sé, perché siamo unici ed è importante trasmettere la nostra diversità.  Racconta la tua storia e conquista con il tuo racconto.    
  • Ricerca sulla grande distribuzione organizzata   Obiettivo di questa ricerca è comprendere come le strategie di marketing e comunicazione all’interno dei supermercati vengano utilizzate per attrarre i consumatori e per aumentare gli acquisti. Il punto di partenza è un’analisi qualitativa nei supermercati per poi andare a fondo e cercare di tracciare una geografia più chiara e completa del contesto attuale.
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    Da lontano si vedono gli enormi palazzi del centro città. Abbagliano gli occhi, le vetrate riflettono il sole pungente. Sono in macchina con l’aria condizionata seduta di tutto peso sui sedili comodi, l’unico modo per riposare i piedi appiattiti dai sandali.

    Davanti a me Los Angeles con le sue strade serpentine. Queste sono così tante che creano delle illusioni ottiche incredibili. Sulla destra il Walt Disney Concert Halleccomi a Downtown.

    E’ domenica pomeriggio, non c’è nessuno- la città si riposa. Scendo a dare un’occhiata lasciando la macchina dove non avrei potuto, tanto non c’era nessuno. Tra i grattacieli si trova un giardino rigoglioso, un piccolo boschetto al riparo dal caldo, c’è anche una fontana a forma di fiore che continua a pompare acqua pulita. Dò un’occhiata alla strada e vedo un uomo che dorme sugli scalini di un business center al sole.

     

               Perché non si riposa qui, sotto gli alberi?

     

     Riprendo l’auto, questa volta diretta a Chinatown. Raggiungo la seconda strada. Dall’alto incombono ancora i grattacieli ma puntando lo sguardo verso il basso, ai bordi della strada vedo qualcosa di diverso, un agglomerato di tende e cartoni che la percorrono lungo tutta la sua lunghezza. Ai piedi dei palazzi, sul marciapiede, c’è un’altra città. Fatta di teli e carta, sembra della stessa consistenza degli abitanti che ci dimorano.

    Appare tutto molto fragile. Instabile. Pronto a volar via alla prima raffica di vento. Anche se lì di vento non sembra proprio essercene.

    Quell’ammasso di materiali diversi si presenta all’improvviso davanti a me, dissonante da tutto. Per cinquanta isolati tutto uguale, ripari abbozzati per riprendersi la privacy rubata, per cercare riparo e forse per ritrovare se stessi. Alcuni si ritagliano spazi all’ombra, cercando aiuto sotto le figure imponenti dei palazzi. Altri dormono sotto il sole strafatti di droghe e alcol mentre i bambini giocano non lontano. In auto c’era silenzio, le parole non erano sufficienti.

     

    Quel giorno ho capito che a SKID ROW puoi trovare di tutto.

     

    Gli abitanti di queste strade sono tanti e le loro storie molto diverse, da ragazzini senza genitori a criminali di mini gang organizzate, da dipendenti da crack ed eroina a veterani di guerra. Il quartiere è una palude, difficile dire in quanti siano risaliti. La strada muta irrimediabilmente i suoi abitanti ed il fango rende irriconoscibili perfino a se stessi.

    Skid Row si trova nel quartiere amministrativo della città, il luogo dove si fanno i soldi, dove si prendono le decisioni importanti. E’ proprio questa una delle più grandi popolazioni stabili di senzatetto negli Stati Uniti d’America. Dalle 2 mila alle 5 mila persone.

    Sembra uno di quei quartieri da dimenticare, affrettandosi a lasciare le sue strade sporche e maleodoranti prima che faccia buio, prima che succeda qualcosa. Ma il quartiere non è solo questo. C’è di più dietro al degrado, alle dipendenze, alla criminalità, alle ingiustizie. Nascosta agli occhi del passante disattendo, del turista o di qualunque uomo o donna d’affari che abitano i palazzi circostanti, c’è una Comunità unita.

    Nei luoghi della desolazione dell’anima e delle paure più profonde, sembra esserci ancora qualcosa. Anche se qui si vive di stenti, si vive insieme. La religione è una delle cose che unisce queste persone e che alcune volte le salva. E’ difficile da capire. Ma quando l’unica cosa che ti rimane è credere, allora quella sarà la tua salvezza.

     

    Se a Skid Row non credi in niente, allora sei finito.