Giovanna Stanzione - Tutti i contenuti

  • Una vita comune. Prima nulla, un nulla acquoso e ovattato, poi squarci qualcosa e sei fuori. Il primo fastidio dell’esistenza è nascere. Il secondo è la luce artificiale.
  • Immagino vogliate sapere perché l’ho fatto. Ho aspettato a lungo per parlarvi. Chissà, mi chiedevo, se c’è un luogo dove finiscono i rivoluzionari morti, quando non vengono imbalsamati.  

                 
  • Siamo al momento in cui tutto l’intero universo di accadimenti casuali ha cospirato millenni per produrre questo piccolo incontro di fatti fortuiti che siamo noi, oggi, qui, a due passi l’uno dall’altra.

  • Mi hanno chiesto chi fossi. Io ho risposto: quando?
  • Mancava qualcosa nel tuo romanzo. Il finale, hai pensato. No. Mancava il futuro. Mancava il tempo. Tu non credi in nessuno dei due.
  • Non sorrideva più, non la rovesciava più sul letto, scoprendole le gambe e scorrendo con le labbra fino all’interno delle cosce. Forse anche lei era qualcosa cui aveva detto semplicemente sì.
  • No, non la conosci bene. L’hai abbordata ad una festa stasera, neanche un’ora fa.
  • Per una donna di mare approdata un giorno in montagna tutti quei puntoni di roccia che la circondano vogliono dire una sola cosa: pericolo.
  • Riccardo si è perso una notte quando, tornando da messa sovrappensiero, per un momento non sapeva più dove stava. Ma allora ancora non era perso, aveva solo sbagliato strada.
  • Mi aveva fatta con cura. Puntale e contrafforte in cuoio pregiato, fodera e tomaia nella migliore pelle, chiodatura del tacco in ottone, rinforzo di metallo.
  • Io la sentii potentissima: la sua brama di cielo.
  • Salerno doppia faccia, come una moneta. Salerno dei veleni sotterranei e dei pare brutto che nascondono la bocca.
  • Tutti i ventenni smettono di credere agli dei. E gli dei smettono di dare fiducia ai ventenni.