Alessandro Bello - Tutti i contenuti

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    Si svegliò con tutta la calma di cui era dotato.

    La calda luce del mattino filtrava dal balcone e lo accecava. Tirò a se la coperta e si girò dall’altra parte per non permettere al sole di destarlo. Voleva immergersi ancora nel mondo dei sogni. Si trovava a proprio agio tra quelle lenzuola. Non era ancora pronto per alzarsi. Tuttavia il suo stomaco reclamava la colazione. “Cazzo!” pensò “Mi arrendo. Devo alzarmi per forza”. Con molta flemma si mise a sedere ai bordi del letto. Si alzò, andò verso la porta del balcone, la aprì e uscì. La brezza leggera del mattino gli arrivò dritta in viso. Il profumo della campagna gli penetrò dentro le narici. Il cinguettio degli uccelli aveva scacciato la sonnolenza che ancora aveva addosso. Tornò dentro, in camera da letto. Passò davanti allo specchio e si fermò ad ammirarsi. I lunghi capelli gli incorniciavano un viso sul quale si arrampicava una folta barba. “Sono tre mesi che sei qui Nick- pensò- e ancora non ti sei tagliato ne la barba tantomeno i capelli”. Non era ancora il momento. Scese le scale, arrivò in cucina e si versò del caffè preparato la sera prima. La montagna di piatti era ancora sul lavandino. E’ proprio vero che un uomo scapolo non sa badare alla casa. Prese una piccola padella, la lavò, ci mise dell’olio sopra e la pose sul gas. Non appena il liquido iniziò a soffriggere Nick ci sbatté dentro un uovo. Quando fu cotto, prese la padella, la pose sul tavolo ancora ingombro della cena della sera prima, raccolse una forchetta da terra ed iniziò a mangiare. Accanto a lui c’era un bicchiere di aranciata lasciato lì dalla mattina precedente. Nick lo prese e butto giù la spremuta tutta d’un fiato. Sapeva di vecchio. Come tutto ciò che c’era dentro quella casa del resto. Non appena finì di fare colazione, abbandonò il piatto sul tavolo, uscì nel giardino della casa in campagna e si mise a suonare la chitarra. Adorava suonare il folk e l’ambientazione bucolica in cui si era rifugiato negli ultimi tre mesi aiutava Nick a non pensare. Ma, soprattutto, a non ricordare lei e al motivo che l’aveva portato ad andare via da Phoenix. Nick iniziò a suonare. Chiuse gli occhi e sentì le sue dita scorrere sulle corde della chitarra. Finché non arrivò ad un punto dove, con il polpastrello, percepì una lieve scheggiatura sul manico dello strumento. Quella scheggiatura era stata fatta da lei. Tara. I ricordi iniziarono a prendere possesso di Nick. Era lei il motivo per il quale lui si era isolato da tre mesi in quella casa di campagna dove ora stava suonando la chitarra. Con la mente ritornò all’ultima volta che la vide. Sotto casa di lei, a Phoenix. Sotto la pioggia battente. L’aveva vista uscire dalla macchina di un uomo che lui non aveva mai visto. Quella sera dovevano andare a cena insieme ma lei, dicendo che non stava bene, l’aveva chiamato chiedendo di rimandare il loro appuntamento. Lui aveva accettato, pensando però di farle una sorpresa presentandosi sotto casa sua con del cibo Take Away, quello che a lei tanto piaceva. Si era rasato la barba e sistemato i capelli. Ordinato e pulito, proprio come avrebbe fatto piacere a lei. Finché non la vide lì, mano nella mano con un altro uomo, scambiarsi un bacio appassionato. Lasciò cadere il sacchetto con il cibo dentro. Corse a perdifiato sotto la pioggia e si scaraventò con tutta la sua forza su di lui. In un attimo gli fu sopra e lo colpì. I pugni di Nick, carichi di rabbia e frustrazione, impattavano contro il muso di lui che, preso alla sprovvista, sembrava inerme. Finché i colpi non smisero tutto d’un tratto. Nick si era reso conto che, per quanto l’uomo che aveva colpito fosse il problema, non era lui il colpevole. Tara era la colpevole. E anche Nick stesso lo era. L’aveva trascurata nelle ultime settimane, a causa del lavoro. Ma lei l’aveva tradito. Era consapevole di quanto per lui fosse difficile fidarsi delle persone. Era conscia di quanto dura fosse stata la vita di Nick. Eppure Tara l’aveva tradito. Si girò verso di lei e, senza nemmeno guardarla, le sussurrò “Mi fai schifo!”. Tara rimase impietrita. Non si aspettava di trovarsi Nick di fronte, in quella situazione. L’aveva tradito altre volte nell’ultimo mese. Noncurante del pericolo di essere beccata. Però ora, con lui lì davanti, lei non sapeva come comportarsi. Iniziò a piovere più forte. Nick ringraziò l’acqua che cadeva perché poteva mascherare le sue lacrime con le gocce. Non voleva dare la soddisfazione a Tara di vederlo piangere. Si chinò con tutta la grazia di cui era dotato, prese il sacchetto con dentro il Take Away che aveva fatto cadere, si avvicinò a lei e disse: “Mangiatelo voi. Spero vi possa piacere”. E li lasciò lì, sotto la pioggia battente. Si mise a camminare per tornare a casa. Le lacrime gli solcavano il viso. La pioggia pure. Nick cadde mentre camminava. Si rialzò. Anche in campagna aveva iniziato a piovere. Dicono che la pioggia lava via i peccati. Se davvero così fosse, allora quelli di Nick sono stati lavati via quella sera. Prese la chitarra, si alzò e rientrò in casa. Era giunto il momento di iniziare a vivere.