Scrittura di sé_Oggi salvo

Alessandro Arcadi

Salvo le puntate di Dragonball viste con mio fratello, le lotte per cambiare canale, i salti sul letto, gli schiaffi, salvo il telecomando rotto.

La piscina in quarta elementare, la fila per due, i suoni del pullman, le urla, le canzoni, la strada e poi la colazione condivisa al rientro.

Salvo i litigi tra mamma e papà, le feste andate male, gli inviti rifiutati, le partite a ping pong, la chitarra che rotola.

Le gare di tiro libero al minibasket, quei quindici minuti a palleggiare, il sentirsi incapace.

Salvo la bambina che mi sedeva affianco e considerava suo fratello, le recite, il catechismo, Inter-Udinese e il fatto che poi mi abbia abbandonato. Salvo l’ultimo banco…

Le crepes di mia nonna Teresa, il rollè di tacchino, le patate al forno, la pasta con le cozze, il bitter, l’orzata, il pensiero innocente – suo come di mamma – che a volte quel dare qualcosa, qualcosa di concreto, fosse amare abbastanza.

Salvo mio nonno Paolo, la sua bicicletta da corsa, la carne in scatola e le partite a carte. Salvo le scale fatte col fiatone, il divano che lo culla, la frisa e la canotta bianca al mare. Salvo le camicie gialle e rosa, i mutandoni, i suoi cappotti beige. Salvo il “porti fulmini an capu” come il giorno del suo funerale.

Cecilia e quella piccola bara bianca. Noi ragazzini si rideva in processione. Salvo l’inconsapevolezza di cosa stesse accadendo.

Salvo i quaderni, Raikkonen campione del mondo 2007, il professore Fedele che mi butta fuori dall’aula. Le riunioni in bagno e quell’uscire dalla classe per cercarle. Salvo i rifiuti, gli insulti, Mario, Rossella, il gioco con le scimmiette.

Salvo Spyro2, PES2, GranTurismo e Metalslug. Le domeniche in salagiochi, le gare in bicicletta, le partite a pallone per strada, le lotte con i limoni, il nascondino, le qualificazioni…

Salvo Paolo, Mario, la signora Annalina, il preside Fazzi, Gino e la Maria. La signora Rina e la Surano. Il mio odio per il canto.

Salvo il gioco “Kinder Pingui – Fetta al latte”, il “lupo mangia frutta”, la mattonella rotta. Salvo Pippi ‘Sguincio’.

Salvo il giro della morte, i racconti per quindicenni, le rose rosse, i compleanni sotto gli scantinati.

 

Salvo la mia vespa e ovunque mi abbia portato. Salvo le collane e i bracciali che non ho mai indossato. Il giubbino della Cresima e la palestra in cui mi allenavo ogni sera.

 

Salvo la mia bici gialla, gli 883 e la corriera per il mare. Il lido la Cueva. Salvo Torre dell’Orso e una adolescenza di trasgressione. Le intrusioni notturne, il clan e tutto quello che non avrei dovuto fare.

 

Salvo la mia amata professore Lagna, la succursale delle superiori e le trasferte a Brindisi per ridimensionare il nostro crederci dei campioni.

 

Salvo mia Nonna Gina e la sua lasagna, la forza e la premura. Quel nostro vederci ogni sabato all’ora di pranzo, i baci dovuti, gli arredi della cucina. Salvo le sue stampelle.

 

Salvo il Nonno Gino e quel bicchiere di vino di troppo, la Polo stationwagon e le pizze a Santa Maria al Bagno. Salvo un bene lontano e comunque profondo.