ITINERARI DEL CUORE_Articolo di viaggio nel basso Salento

Alessandro Arcadi

Io sono imbarazzato quando mi chiedono: «In inverno cosa fate? Mangiate?». Si viene in Salento, si immagina la gente serena, e ci si aspetta 20 Apecar che passano uno dietro l’altro. Carichi di cani, patate, secchi vuoti. Ok, forse esagero, ma non accetto più di non trovare parole giuste per rispondere a chi chiede: «Cosa c’è da te?». C’è un modo di vivere l’estate e un modo di vivere l’inverno. Un modo di vivere i piccoli paesi d’estate e il mare d’inverno. È un gioco d’opposti: frenesia e pace. Voglia di fare, guadagnare, correre, ballare, contro voglia di fermarsi, osservare, assaporare. Per chi come noi è nato vicino al mare c’è un inevitabile richiamo. C’è una prima onda e poi una seconda, una terza, finché non le distingui più. È il premio dopo una settimana di lavoro. È l’antidoto per ogni male. Io ho piacere a prendere la bicicletta in inverno e ad andare a leggere un libro sugli scogli, su dei gradini in un vicolo del centro storico, su una panchina in piazza. E poco importa se sono l’unico, se sono solo. Qui hai ancora la percezione che sia tutto tuo. Tutto tuo. O forse sei tu che appartieni a questo posto.

A chi ha questo desiderio di rallentare, di uscire fuori dal tempo, consiglio un itinerario in bici nelle serre salentine. Non sono luoghi turistici: hanno un grande valore storico, naturale e culturale, ma non lo dimostrano facilmente se non a occhi attenti. Gli occhi dell’architetto, dello storico, del curioso e del romantico. Sono i luoghi del cuore di un salentino a cui evoca bellezza l’insalata, i pomodori, i fichi d’india, un muro a secco e poi il mare. La costa come la vivevano i nostri bisnonni. La meraviglia di quei posti che uno non vede se non perdendosi. Ci sono piccoli episodi da far succedere all’interno della propria esperienza di visita, raggruppati in alcune “esperienze-tipo” che invece varrebbe la pena fare in ogni viaggio che si intraprende. Non vi resta che prendere una bici (a noleggio), controllare che sia tutto apposto e pedalare.

Itinerario meditativo: lungomare. Si parte da Racale. Meglio se al mattino. Via Regina Margherita diventa Via Fiumi Marina, la via te mare. Una volta superata la serra, si corre sfruttando la pendenza verso la marina di Torre Suda. Alla rotatoria d’ingresso imboccate la pista ciclabile a destra e seguite il percorso blu: costeggerete ville storiche con giardini e boschetti privati, ma anche vecchie-nuove case di villeggiatura. Troverete l’insenatura detta ‘canale ta urpe’, canale della volpe, incapperete nel piccolo porto detto ‘Puzzacchio’ e nella colorata villa in stile moresco. Raggiungerete poi il Giardino Costiero, un progetto di giardino autosufficiente tutto l’anno, con essenze della macchia mediterranea integrate ad altre piante sempre verdi o proprie dell’habitat. Lì, dove d’estate girano le giostre e si sfregano spalle sudate, d’inverno su un vecchio casale abbandonato, tra intonaco cadente, cicche, sterpaglie e graffiti, si ritrovano amici a chiacchierare. Quando soffia il vento di tramontana è difficile sentirsi a pochi passi. Mi chiedo come facciano i pescatori, disposti a intervalli regolari di 10 m uno dall’altro, a parlarsi, a fare sì che il vento non attorcigli fili ed ami. La torre di avvistamento si chiama Torre Suda perché l’umidità di risalita che la caratterizzava un tempo la faceva sembrare sudata. Questo è un aneddoto popolare ma la sua altezza nascondeva davvero una cisterna e l’acqua immagazzinata, un tempo, era pronta per essere lanciata contro eventuali avventori.

Proseguite sul lungomare fino a raggiungere Capilungo. Intercettate l’inizio della passeggiata in terra battuta e proseguite tra crolli e smottamenti sino alla grotta carsica. Fate caso ai nomi delle località: tutti toponimi locali. Questo percorso è un piccolo riscatto naturalistico: una infrastruttura, ma in totale armonia con il paesaggio. In passato i lungomare venivano totalmente lastricati in modo che fossero a servizio delle attività commerciali affacciate su quello che poi diventava “il corso”. A Capilungo, invece, quest’opera, sia ciclabile che pedonale, è un intervento architettonico di valorizzazione della costa non invasivo. Con un andamento irregolare tra scogli e macchia mediterranea, è un luogo con una centralità lineare. È una piazza con vista mare che si articola per km: il tramonto, gli schizzi d’acqua, le insenature, i pescatori, i passanti con gli outfit più disparati, la coppia che si bacia sul cordolo di cemento, quello che legge. È un luogo di aggregazione. Dopo la fine del percorso, immettetevi di nuovo sulla litoranea e raggiungete Torre San Giovanni. Il consiglio è di entrare nella pescheria del porto per sentire il profumo del pesce, poi godetevi un caffè: l’itinerario finisce qui.

Itinerario romantico: episodi. Si parte sempre da Racale. In mattinata è preferibile, ma il centro storico di Felline è bellissimo anche di sera. Imboccate la storica Via Sallentina e pedalate. Perdetevi in questo borgo dall’identità rurale intatta. I cani che incontrerete nelle viuzze sono cani di quartiere. Cercate la loro confidenza e magari riuscirete a farvi fare compagnia nella passeggiata. Visitate il giardino del castello. Godetevi i visi e i gesti degli anziani. Qui si respira ancora l’aria degli anni ’50. È un paese fermo. Fermo alla produzione agricola, alle patate, all’olio. Non che si sia fermato: l’orologio va avanti e le provenienze si mescolano, ma il tempo storico è fermo a quegli anni lì.

Nel pomeriggio allungate il vostro percorso fino alla Madonna dell’Alto Mare. Passerete in mezzo a uliveti, strade rurali e vecchi tratturi. Una volta arrivati, dovrete caricare la bici in spalla o trascinarla su per circa 120 gradini: è il punto più alto della Serra in quest’area. Se invece doveste scegliere di andare a nord suggerisco di affondare i piedi nella sabbia del Parco Punta del Pizzo e di raggiungere poi il centro storico di Gallipoli. Assopitevi qualche minuto sulla spiaggia della Purità, se il vento lo permette, e poi cercate un posto dove mangiare pesce di stagione. Non di rado il Castello offre mostre e eventi culturali.

Itinerario edonistico: vicoli. Da Racale in bici o in treno (è necessario fissare un passaggio in auto se si ha intenzione di trattenersi sino a tarda sera). Si va in piazza ad Alliste per una colazione fuori dal comune. C’è un bar di riferimento: quello dei Napoli. Il pasticciere è Giovanni Venneri, “il re del pasticciotto salentino”. Di mattina c’è un via vai di gente tra gli uffici e i bar. Nella piazza ci sono specchi deformanti e dei tubi per comunicare da un lato all’altro. Un leccio al centro, un info-point per turisti. In quel luogo nessuno è mai da solo. Risalite in sella e proseguite sino a Matino. Passeggiate e perdetevi sino al crepuscolo nelle nodose stradine del centro storico, terra di monaci e marchesi. Sulle sue mura si legge il Regno di Napoli, si legge l’identità del borgo terra infiltrato di fantasiosa e modesta edilizia degli ultimi 60 anni. È un dedalo di viuzze, case che si aggiungono ad altre. Il palazzo dei Marchesi del Tufo è una perla in una grande rassegna di architetture documentarie, ospita una mostra di arte contemporanea e le scuderie sono affrescate. Lasciatevi incantare e alla fine concedetevi un’ora di relax da Foscolo, un ambiente “speak easy”, un cocktail bar in stile proibizionista. Se non siete tipi da aperitivo, salite le scale e al primo piano ecco un ristorante lussuoso per una cena edonistica, una cena “di forma”.

Come ce la godiamo. Innanzitutto c’è da fare una precisazione: d’inverno c’è poco da godere. È insopportabilmente umido e anche se ci sono 13 gradi ti senti immerso nei mari del Nord. Infatti, si organizzano le ‘fòcare’ e ‘si arrostisce da lana’ (interiora di agnello cotte al fuoco). Ma se il sole è alto e non c’è vento, e se sei un po’ coraggioso, si può tranquillamente fare il bagno su spiagge deserte. L’acqua limpidissima, nuove alghe e il profumo del sale: un’esperienza mistica e selvaggia. Per i meno coraggiosi c’è sempre il piacere di un caffè, di un gelato, con vista mare. Col fidanzato o con la famiglia. Dopo il tramonto torni in paese, magari passando a prendere un rustico o un calzone fritto. Meglio se si va a cena da amici.  Da noi è più facile vivere. Per questo consiglio il Salento d’inverno: c’è una comunità ambiziosa che sicuramente sta pensando alla stagione estiva successiva, ma nel mentre fa mille cose, ha mille progetti. Aiuta qualcuno e non ha bisogno di grandissime cose; vive con elasticità e lentezza, anche negli imprevisti. Hai la sensazione che è tutto tuo: la strada che fai per tornare a casa la sera, il mare, il sole che fa capolino tra gli ulivi. Puoi dedicarti a te stesso. Il Salento è una fuga, quotidiana. In Salento d’inverno si rallenta sino ai ritmi della natura.