FRAMMENTI, UN PROGETTO SULLA RICOSTRUZIONE

Alessandro Arcadi

Siamo giovani aspiranti giornalisti e giornaliste provenienti da tutta Italia, confluiti a Torino da percorsi diversi. Siamo parte di una generazione abituata a pensare che il lavoro sia per forza precario, che la politica sia una farsa, che esista solo un oggi e che si stava sempre inevitabilmente meglio prima: ormai, ci hanno detto, si può solo salvare il salvabile.

Eppure in questo panorama accartocciato su se stesso, scorgiamo tra le macerie del presente qualcosa di diverso. Persone, singole realtà, luoghi in cui si sta delineando un futuro possibile, una visione che va al di là del qui e adesso, del tutto e subito, una progettualità mossa da impegno e lungimiranza, non da un mero fine individuale. Vogliamo raccontare questa ricostruzione e i suoi protagonisti, proporci come connessione tra loro e offrire uno spazio di riflessione e condivisione di idee che possano dare, al momento in cui viviamo, una prospettiva differente.

A partire da Torino andiamo alla ricerca di quelle personalità che ci piace definire “ricostruttori”, coloro che mettono il loro sapere, il loro lavoro, la loro fatica al servizio di un progetto di città e di comunità nuovo. Torino è stata la città più bombardata d’Italia durante la Seconda Guerra Mondiale: ha vissuto l’anno zero della nostra storia. Ovunque palazzi sventrati, una povertà senza precedenti, un’economia totalmente da reinventare e un popolo diviso da vent’anni di fascismo. Proprio da qui, dal Piemonte, proprio dalle macerie del 1945, sarebbero nate le fondamenta del Paese che oggi conosciamo. Torino è stata lo snodo decisivo per la ricostruzione degli anni ‘50. Ciò è stato possibile grazie a una generazione caparbia che in ogni ambito riuscì a ripensare il presente e farsi rappresentante di uno spirito culturale trasversale. Intellettuali come Einaudi hanno cambiato il mercato editoriale, Rita Levi Montalcini ha rivoluzionato la medicina, Adriano Olivetti ha dato vita a un modello industriale innovativo, Bobbio ha fatto dialogare le idee politiche del tempo. Personalità per molti versi distanti ma accomunate da una
città e dal coraggio di guardare oltre.

La stessa Torino, la capitale economica che fu, si ritrova oggi da sola con i fantasmi delle sue fabbriche, a fare i conti con la deindustrializzazione e la necessità di dover ripartire. Evidentemente le macerie di ieri non sono quelle attuali. Nel ’45 era molto chiaro ciò che mancava e si attingeva a una consapevolezza profondamente radicata dell’immediato passato e delle sue tragedie. Oggi, pur non conoscendo la devastazione della guerra, dobbiamo ritrovare il coraggio di ricostruire e non
accontentarsi di vivere sospesi in una realtà nella quale gli elementi di fondo non cambiano mai, sembrano soltanto invecchiare. Le macerie non sono quelle lasciate dalle bombe ma dall’incuria, dalla superficialità, dalla mancanza di progettualità. L’Aquila, Amatrice, il ponte Morandi fanno luce su una società inerte in cui sembra essere venuto meno un senso comune di appartenenza; sono corpi di reato che celano una struttura sociale in disgregazione.

Per proporre un’alternativa, bisogna raccontare le persone che in concreto partecipano a questa ricostruzione e metterle nella condizione di potersi confrontare. Significa lasciare direttamente la parola a loro, e grazie alle loro testimonianze e idee, restituire dei punti di vista inediti sul nostro presente, avvicinandosi il più possibile a una visione d’insieme delle possibilità che abbiamo davanti.

1. Per ricostruire non bisogna attendere una distruzione;
2. La ricostruzione è un moto culturale che deve avere un fine collettivo;
3. Il presupposto di qualunque rinnovamento è la presa di responsabilità individuale;
4. La chiave per ricostruire è fare rete, tra persone e tra saperi;
5. La ricostruzione richiede fatica: una progettualità, degli obiettivi, una preparazione;
6. Ricostruire non vuol dire riprodurre modelli del passato, vuol dire partire da essi per inventare qualcosa di nuovo;
7. La ricostruzione se non è strutturale non è;
8. La ricostruzione deve essere sostenibile;
9. La ricostruzione non è solo materiale, significa creare dei nuovi paradigmi;
10. Ricostruire significa pensare ai prossimi decenni, non alla fine del mese.

Gli studenti del secondo anno del college di Reporting, biennio 2017/19.

 

FRAMMENTI – Interviste